venerdì 8 aprile 2016

Pensatori

Non esiste grande pensatore al mondo che non sia arrivato ad interrogarsi sull'esistenza di Dio e che non l'abbia trovato non fosse altro che per dirGli in faccia che non esiste.

domenica 20 dicembre 2015

La Stanza del Sollazzo

La Stanza del Sollazzo è quel posto tutto tuo dove il tuo mondo sei tu nella stanza e tutto esce da te e si riflette sulle pareti e sui mobili di quel colore caldo e cangiante e dove lasci la mente, la tua mente colorata per dirla alla Pietro Citati che parla di Ulisse, libera di sollazzarsi saltellando da un tema all'altro o dalle variazioni sul tema come una ranocchia che in uno stagno salta da una foglia galleggiante ad un' altra ed ogni volta gode della nuova meta e il ritmo serrato brilla come scintille sul fuoco e rimembri e immagini come in quegli stessi momenti altri hanno dato vita al mosaico dell'opera dell'immaginazione umana.
Immaginare, la fantasia, il volo e il godimento nella stanza del sollazzo rende leggeri e svolazzanti nell'aereo cielo delle immagini eterne, ebbri di leggera levità e nell'alto si incontrano Candido, Achab, Kurtz, Ulisse, Achille e gli altri eroi come sparsi nel vento delicato ed ognuno si arricchisce ed espande. Si vivono gli attimi di lucidità dove specchi amplificano le cognizione dell'aura, della leggenda della vita immaginaria. Dove l'uomo creatore diviene immagine e somiglianza di Dio.
Creature della proprie creature e si intersecano nei Golem, negli automi, nei vampiri, nei fantasmi, nei ritornati, nei reduci dell'aldilà. Quel posto pian piano non rimane tuo ma diventa nostro, nostro di quelli che travolti ed inebriati dai libri volano e si riconoscono e si piacciono in un piacere comune e universale e li il tempo smette e non è mai esistito e li, nella stanza del sollazzo, l'eterno non spaventa e tra l'altro non ha senso e non esiste il destino ne il libero arbitrio ma solo il libero, l'assenza dell'oscuro, l'assenza del peso e della gravità.
E dal cielo all'acqua profonda in basso negli abissi a finire nell' assoluto bianco di Pym...
Un quadro che torna e che vive a Vienna : l'uomo dalla barba bianca di Tintoretto, che da vita e stimolo a Berhard, così Bernhard...e l'impero asburgico che cade, un impero che cade come quello romano pensato e caduto nella stanza del sollazzo e gli Argonauti nel loro viaggio e Colombo nel suo e la guerra con  Celine...e Guernica e i girasoli di van Gogh...
La stanza del sollazzo poggia sulla casa dell'abisso  e in fondo Lovercraft e Poe a duellare con Ctulu... e Dracula che sfida Sherlock Holmes nella biblioteca di Kien che è la stessa dell cimitero dei libri dimenticati...Si continua all'infinito...le variazioni sul tema come note impreviste, inaspettate a rompere i pregiudizi e le abitudini....

martedì 10 novembre 2015

Libertà di odiare, l'altra faccia dell'amore

Voglio la libertà di odiare,
Di giudicare l'altro, condannarlo al fuoco dell'inferno
la libertà di desiderarne la sofferenza
e disintegrarne il mio senso di colpa.
Ma non posso essere libero e non lo voglio...
preferisco rodermi dentro per le prepotenze e le umiliazioni e le mortificazioni,
nel silenzio tormentoso dell'animo
se così non fosse smetterei di esistere...
nel profondo le catene arrugginite ci tengono fermi nella cella buia e trasandata, il nostro mostro rinchiuso tra le mura buie...
una vita per celarlo, annientarlo, renderlo inerme e muto..
non posso essere libero in un mondo dove la più grande verità poggia su una piccola menzogna.
Si torna sempre, come in  un circolo vizioso, ad aver bisogno di altro da noi, per soffocare, annegare il mostro ...

riconosci la tua voglia di odiare, non mentire...falla deflagrare, guarda in faccia il mostro...

...dentro, nel profondo cela un diamante infinitamente piccolo, iridescente, con un potere enorme,
distruggi il mostro, disintegralo e vedrai che è una grandissima menzogna a poggiare su una  piccola Verità.

domenica 21 giugno 2015

L' Ultimo Inverno

Un sibilo stridente si incuneava tra le linee spezzate della vecchia finestra di legno, consumata e screpolata dal tempo, tintinnio pungente e sottilissimo, come una spina aguzza, mi infastidiva il sonno di un pomeriggio d'inverno. Era freddo ed anche quell'anno era tornato come tutti gli anni, ma quella volta era piu' sovrapponibile, piu' simmetrico più' identico del solito. Condensata e ritmica cadeva la neve e in sincronia col vento spolverava la natura incapace di reazione. La mia figura in ombra riposava nel grigio scuro della stanza, con la testa accolta nell'incavo perenne del cuscino di canapa. Sempre di fianco riposava, volta verso la finestra che ormai era vinta dalle intemperie e che strenuamente per anni mi aveva difeso. È' stata una sconfitta lenta e costante, era corazzata in legno di noce, incastonata nella pietra pesante e compatta che mi faceva da mura. Mio nonno l'aveva fatta costruire da un artigiano che forse per errore fece gli scuri più' stretti dei vetri e che lasciavano passare, tra le due fessure verticali, fogli luminosi e paralleli, che attraversavano la stanza d'inverno quando alle due di pomeriggio c'era il sole. Quel fatto mi aveva sempre incuriosito, mi divertiva guardare i disegni del pulviscolo, che scendeva e saliva lentamente nell'intercapedine sottile. Mi stupivo della sua semplicità' , della serenità' degli incontrastati movimenti, della loro sobrieta' , della calma ondulata di quei granelli senza peso. Tutti gli anni attendevo quei momenti di riposo, di tranquillità', di silenzio, ma man mano si facevano sempre più' uguali, di anno in anno sempre gli stessi. Con il passare del tempo il desiderio che ritornasse l'inverno si andava spegnendo, come una fiammella che consuma la sua cera fino all'orlo e prima di sparire abbassa lentamente la sua puntina, quasi a fare un gesto di agognato commiato. Quel pomeriggio casualmente il sole mancava, ma non la sua luce e dalla finestra chiusa le lamelle brillanti entrarono ugualmente.
Mi accorsi che il pulviscolo non si muoveva e illuminava a caso, ma con un criterio stabilito e cominciai a decifrare quello che all'inizio mi sembrava un codice, ma non era altro che uno scritto dei miei avi che diceva: caro figlio quando verrà' il tuo momento un sibilo ti infastidirà' il sonno e leggerai ciò' che è' scritto di te, non aver paura ma ci raggiungerai prima che la luce si spenga e...
Prima che riuscissi a capire ciò' che stavo leggendo, il sibilo stridente mi penetro' e mi trafisse delicatamente, mi chiuse gli occhi e l' anima e si fece sera e notte e non ebbi più' bisogno di attendere altri inverni

domenica 24 maggio 2015

Il verso disperso

Incalza,infine incline
al vezzo infame
infonde speme
invano indulge,
intende, intanto
effonde, pur sempre
incanto, sfugge.

lunedì 27 aprile 2015

esercizi di stile: imitando Queneau

Nell'ora di punta , all'ufficio postale, tutti in piedi, in coda, in comoda attesa.
Si apre la porta d'ingresso ed entra una vecchina con il fazzoletto in testa, bastone di legno, sguardo cattivo che, saltando impunemente la fila, pretende di essere ascoltata per prima.
La folla distratta dal rumoreggiare rompe il suo già precario equilibrio ed il baccagliare improvviso innervosisce gli impiegati che infastiditi chiudono lo sportello fino a orario da destinarsi.

Gotico

Nell'ora dei morti viventi, alla banca del sangue, i vampiri assetati, attendono pallidi il loro pasto.
D'improvviso lo stridente scricchiolio dell'usurato portone  annuncia l'ingresso della vecchia strega con corona di spine in testa, lo scettro di serpenti in mano e lo sguardo arcigno che irrompe, superando in un balzo i vampiri, davanti alla mensa. La teoria dei vampiri grondanti bava caracolla urlante e innervosita dalla prepotente pretesa, tanto da far scappare le vittime sacrificali che risvegliatesi, rimandano la loro iniziazione.


Favola

C'era una volta in una bella piazza in festa  un gruppo di bambini che aspettavano in fila i doni delle fate, a un certo punto dal confine destro della piazza arriva zoppicando una strega con un cappello puntuto in testa, il bastone e lo sguardo cattivo che si mette davanti a tutti per rubare tutti i doni della fate.
I bambini cominciano a piangere e ad urlare contro la strega fino a far scappare le fate, che ritorneranno forse per la prossima festa.


Sintesi

poste
ora di punta
folla
irruzione prepotente
rottura equilibrio precario
chiusura ufficio

Estensione

Erano le 16 e 35 del giorno ventisette del mese di giugno dell'anno 2014, giorno in cui si ritirano le pensioni.
La maggioranza delle persone erano pensionati.Si udiva  un lieve chiacchiericcio non fastidioso, Alcune persone erano in piedi ed altre comodamente sedute nelle poltroncine dell'elegante ufficio postale del centro.
Tra un'operazione e l'altra si scambiano amichevoli saluti e opinioni sulle condizioni atmosferiche, tra gli impiegati e gli astanti. Di colpo un rumore sordo proveniente dalla porta d'ingresso annuncia la corsa affannata di una vecchina con il fazzoletto in testa tutta trafelata , con il suo bastone di legno in aria e lo sguardo intenso e cupo che, incurante della lunga coda si mette di fronte allo sportello numero due con la pretesa di essere servita prima degli altri.
Il lieve chiacchiericcio d'un tratto si trasforma in urla ed improperi, le persone sedute si alzano di fretta, la folla si accalca contro la vecchina. Gli impiegati presi alla sprovvista impauriti ed irritati dalla maleducazione palesata dalla vecchia e dalla folla in coda, decidono all'unanimità di chiudere gli sportelli adducendo una banale scusa e indicano che gli uffici saranno riaperti in data ed ora da destinarsi.

Il racconto

Non puoi capire cosa è successo all'ufficio postale!

L'impiegata all' amica del cuore

Ieri pomeriggio all'ufficio, il solito caos, le sedie tutte piene e gente in piedi, come al solito all'ora di punta, a un certo punto non arriva una vecchina , sai quelle col fazzoletto in testa, il bastone e quello sguardo impertinente, che passa davanti a tutti e vuole essere servita per prima!
Non puoi capire il casino, tutti in piedi, un baccano, urli, insulti, alla fine ho chiuso lo sportello,ho detto per problemi tecnici, e ancora lo devo riaprire.


Un amico presente all'amico del cuore

Ieri sono andato alle poste, al solito orario dove c'è un casino, le sedie tutte piene e io in piedi in coda. A un certo punto non arriva una vecchia bifolca col fazzoletto, il bastone e uno sguardo da vecchi strega che passa davanti a tutti e vuole ritirare la pensione per prima?
Scoppia la guerra, tutti in piedi, gli strilli, gli insulti, e le impiegate che hanno fatto? Non hanno chiuso lo sportello per problemi tecnici? Sto ancora aspettando che lo riaprano.


Un giovane ad un amico

Mamma ieri m'ha detto di andare a ritirare la pensione della nonna alle poste.
Una fila, le sedie occupate e gente in piedi, però tutto tranquillo, a un certo punto entra una vecchia di quelle col fazzoletto in testa che sembrano zingare, zoppa, col bastone e con gli occhi rossi di sangue che salta tutta la fila. Non ci ho visto più! Ho cominciato ad urlare,
- a vecchia ma che fretta c'hai! T'aspetta la cassa da morto? Mettiti in fila, e poi dicono questi giovani d'oggi!
Non t'hanno chiuso lo sportello queste impiegate del cazzo: Ancora sto aspettando che riaprano!

Dal parrucchiere

Sai, non esiste più religione!
La gente ha un arroganza,una presunzione, una maleducazione senza limiti.
Ieri alle poste ho assistito ad una scena incredibile.
A parte la gente che c'era, tutti a ritirare la pensione nello stesso momento, ma è mai possibile?
Poi tutti questi anziani, che fretta avranno? Pensano che glieli rubino questi quattro soldi che gli danno?
Va bè, adesso ti racconto.
Io ero seduta, e tutto sembrava tranquillo, a un certo punto tutti si girano da una parte, altri si alzano dalle sedie come in preda al panico, un chiasso che neanche allo stadio...
mi giro e non ti vedo una vecchia brutta, col fazzoletto il bastone e con la faccia cattiva, oh! più sono vecchie più sono cattive, che  passa davanti a tutti.
Vuoi sapere il risultato? Dopo questo casino hanno chiuso l'ufficio.
Cose dell'altro mondo.








domenica 19 aprile 2015

Sense no sense

Non è  per tutti comprendere il non senso della vita.
E' necessario viverne a pieno gli infiniti piccoli sensi di cui è composto.

Non è per l'uomo comprendere il senso della vita.
Se lo avesse è per opera di Qualcos'altro.