domenica 20 dicembre 2015

La Stanza del Sollazzo

La Stanza del Sollazzo è quel posto tutto tuo dove il tuo mondo sei tu nella stanza e tutto esce da te e si riflette sulle pareti e sui mobili di quel colore caldo e cangiante e dove lasci la mente, la tua mente colorata per dirla alla Pietro Citati che parla di Ulisse, libera di sollazzarsi saltellando da un tema all'altro o dalle variazioni sul tema come una ranocchia che in uno stagno salta da una foglia galleggiante ad un' altra ed ogni volta gode della nuova meta e il ritmo serrato brilla come scintille sul fuoco e rimembri e immagini come in quegli stessi momenti altri hanno dato vita al mosaico dell'opera dell'immaginazione umana.
Immaginare, la fantasia, il volo e il godimento nella stanza del sollazzo rende leggeri e svolazzanti nell'aereo cielo delle immagini eterne, ebbri di leggera levità e nell'alto si incontrano Candido, Achab, Kurtz, Ulisse, Achille e gli altri eroi come sparsi nel vento delicato ed ognuno si arricchisce ed espande. Si vivono gli attimi di lucidità dove specchi amplificano le cognizione dell'aura, della leggenda della vita immaginaria. Dove l'uomo creatore diviene immagine e somiglianza di Dio.
Creature della proprie creature e si intersecano nei Golem, negli automi, nei vampiri, nei fantasmi, nei ritornati, nei reduci dell'aldilà. Quel posto pian piano non rimane tuo ma diventa nostro, nostro di quelli che travolti ed inebriati dai libri volano e si riconoscono e si piacciono in un piacere comune e universale e li il tempo smette e non è mai esistito e li, nella stanza del sollazzo, l'eterno non spaventa e tra l'altro non ha senso e non esiste il destino ne il libero arbitrio ma solo il libero, l'assenza dell'oscuro, l'assenza del peso e della gravità.
E dal cielo all'acqua profonda in basso negli abissi a finire nell' assoluto bianco di Pym...
Un quadro che torna e che vive a Vienna : l'uomo dalla barba bianca di Tintoretto, che da vita e stimolo a Berhard, così Bernhard...e l'impero asburgico che cade, un impero che cade come quello romano pensato e caduto nella stanza del sollazzo e gli Argonauti nel loro viaggio e Colombo nel suo e la guerra con  Celine...e Guernica e i girasoli di van Gogh...
La stanza del sollazzo poggia sulla casa dell'abisso  e in fondo Lovercraft e Poe a duellare con Ctulu... e Dracula che sfida Sherlock Holmes nella biblioteca di Kien che è la stessa dell cimitero dei libri dimenticati...Si continua all'infinito...le variazioni sul tema come note impreviste, inaspettate a rompere i pregiudizi e le abitudini....

martedì 10 novembre 2015

Libertà di odiare, l'altra faccia dell'amore

Voglio la libertà di odiare,
Di giudicare l'altro, condannarlo al fuoco dell'inferno
la libertà di desiderarne la sofferenza
e disintegrarne il mio senso di colpa.
Ma non posso essere libero e non lo voglio...
preferisco rodermi dentro per le prepotenze e le umiliazioni e le mortificazioni,
nel silenzio tormentoso dell'animo
se così non fosse smetterei di esistere...
nel profondo le catene arrugginite ci tengono fermi nella cella buia e trasandata, il nostro mostro rinchiuso tra le mura buie...
una vita per celarlo, annientarlo, renderlo inerme e muto..
non posso essere libero in un mondo dove la più grande verità poggia su una piccola menzogna.
Si torna sempre, come in  un circolo vizioso, ad aver bisogno di altro da noi, per soffocare, annegare il mostro ...

riconosci la tua voglia di odiare, non mentire...falla deflagrare, guarda in faccia il mostro...

...dentro, nel profondo cela un diamante infinitamente piccolo, iridescente, con un potere enorme,
distruggi il mostro, disintegralo e vedrai che è una grandissima menzogna a poggiare su una  piccola Verità.

domenica 21 giugno 2015

L' Ultimo Inverno

Un sibilo stridente si incuneava tra le linee spezzate della vecchia finestra di legno, consumata e screpolata dal tempo, tintinnio pungente e sottilissimo, come una spina aguzza, mi infastidiva il sonno di un pomeriggio d'inverno. Era freddo ed anche quell'anno era tornato come tutti gli anni, ma quella volta era piu' sovrapponibile, piu' simmetrico più' identico del solito. Condensata e ritmica cadeva la neve e in sincronia col vento spolverava la natura incapace di reazione. La mia figura in ombra riposava nel grigio scuro della stanza, con la testa accolta nell'incavo perenne del cuscino di canapa. Sempre di fianco riposava, volta verso la finestra che ormai era vinta dalle intemperie e che strenuamente per anni mi aveva difeso. È' stata una sconfitta lenta e costante, era corazzata in legno di noce, incastonata nella pietra pesante e compatta che mi faceva da mura. Mio nonno l'aveva fatta costruire da un artigiano che forse per errore fece gli scuri più' stretti dei vetri e che lasciavano passare, tra le due fessure verticali, fogli luminosi e paralleli, che attraversavano la stanza d'inverno quando alle due di pomeriggio c'era il sole. Quel fatto mi aveva sempre incuriosito, mi divertiva guardare i disegni del pulviscolo, che scendeva e saliva lentamente nell'intercapedine sottile. Mi stupivo della sua semplicità' , della serenità' degli incontrastati movimenti, della loro sobrieta' , della calma ondulata di quei granelli senza peso. Tutti gli anni attendevo quei momenti di riposo, di tranquillità', di silenzio, ma man mano si facevano sempre più' uguali, di anno in anno sempre gli stessi. Con il passare del tempo il desiderio che ritornasse l'inverno si andava spegnendo, come una fiammella che consuma la sua cera fino all'orlo e prima di sparire abbassa lentamente la sua puntina, quasi a fare un gesto di agognato commiato. Quel pomeriggio casualmente il sole mancava, ma non la sua luce e dalla finestra chiusa le lamelle brillanti entrarono ugualmente.
Mi accorsi che il pulviscolo non si muoveva e illuminava a caso, ma con un criterio stabilito e cominciai a decifrare quello che all'inizio mi sembrava un codice, ma non era altro che uno scritto dei miei avi che diceva: caro figlio quando verrà' il tuo momento un sibilo ti infastidirà' il sonno e leggerai ciò' che è' scritto di te, non aver paura ma ci raggiungerai prima che la luce si spenga e...
Prima che riuscissi a capire ciò' che stavo leggendo, il sibilo stridente mi penetro' e mi trafisse delicatamente, mi chiuse gli occhi e l' anima e si fece sera e notte e non ebbi più' bisogno di attendere altri inverni

domenica 24 maggio 2015

Il verso disperso

Incalza,infine incline
al vezzo infame
infonde speme
invano indulge,
intende, intanto
effonde, pur sempre
incanto, sfugge.

lunedì 27 aprile 2015

esercizi di stile: imitando Queneau

Nell'ora di punta , all'ufficio postale, tutti in piedi, in coda, in comoda attesa.
Si apre la porta d'ingresso ed entra una vecchina con il fazzoletto in testa, bastone di legno, sguardo cattivo che, saltando impunemente la fila, pretende di essere ascoltata per prima.
La folla distratta dal rumoreggiare rompe il suo già precario equilibrio ed il baccagliare improvviso innervosisce gli impiegati che infastiditi chiudono lo sportello fino a orario da destinarsi.

Gotico

Nell'ora dei morti viventi, alla banca del sangue, i vampiri assetati, attendono pallidi il loro pasto.
D'improvviso lo stridente scricchiolio dell'usurato portone  annuncia l'ingresso della vecchia strega con corona di spine in testa, lo scettro di serpenti in mano e lo sguardo arcigno che irrompe, superando in un balzo i vampiri, davanti alla mensa. La teoria dei vampiri grondanti bava caracolla urlante e innervosita dalla prepotente pretesa, tanto da far scappare le vittime sacrificali che risvegliatesi, rimandano la loro iniziazione.


Favola

C'era una volta in una bella piazza in festa  un gruppo di bambini che aspettavano in fila i doni delle fate, a un certo punto dal confine destro della piazza arriva zoppicando una strega con un cappello puntuto in testa, il bastone e lo sguardo cattivo che si mette davanti a tutti per rubare tutti i doni della fate.
I bambini cominciano a piangere e ad urlare contro la strega fino a far scappare le fate, che ritorneranno forse per la prossima festa.


Sintesi

poste
ora di punta
folla
irruzione prepotente
rottura equilibrio precario
chiusura ufficio

Estensione

Erano le 16 e 35 del giorno ventisette del mese di giugno dell'anno 2014, giorno in cui si ritirano le pensioni.
La maggioranza delle persone erano pensionati.Si udiva  un lieve chiacchiericcio non fastidioso, Alcune persone erano in piedi ed altre comodamente sedute nelle poltroncine dell'elegante ufficio postale del centro.
Tra un'operazione e l'altra si scambiano amichevoli saluti e opinioni sulle condizioni atmosferiche, tra gli impiegati e gli astanti. Di colpo un rumore sordo proveniente dalla porta d'ingresso annuncia la corsa affannata di una vecchina con il fazzoletto in testa tutta trafelata , con il suo bastone di legno in aria e lo sguardo intenso e cupo che, incurante della lunga coda si mette di fronte allo sportello numero due con la pretesa di essere servita prima degli altri.
Il lieve chiacchiericcio d'un tratto si trasforma in urla ed improperi, le persone sedute si alzano di fretta, la folla si accalca contro la vecchina. Gli impiegati presi alla sprovvista impauriti ed irritati dalla maleducazione palesata dalla vecchia e dalla folla in coda, decidono all'unanimità di chiudere gli sportelli adducendo una banale scusa e indicano che gli uffici saranno riaperti in data ed ora da destinarsi.

Il racconto

Non puoi capire cosa è successo all'ufficio postale!

L'impiegata all' amica del cuore

Ieri pomeriggio all'ufficio, il solito caos, le sedie tutte piene e gente in piedi, come al solito all'ora di punta, a un certo punto non arriva una vecchina , sai quelle col fazzoletto in testa, il bastone e quello sguardo impertinente, che passa davanti a tutti e vuole essere servita per prima!
Non puoi capire il casino, tutti in piedi, un baccano, urli, insulti, alla fine ho chiuso lo sportello,ho detto per problemi tecnici, e ancora lo devo riaprire.


Un amico presente all'amico del cuore

Ieri sono andato alle poste, al solito orario dove c'è un casino, le sedie tutte piene e io in piedi in coda. A un certo punto non arriva una vecchia bifolca col fazzoletto, il bastone e uno sguardo da vecchi strega che passa davanti a tutti e vuole ritirare la pensione per prima?
Scoppia la guerra, tutti in piedi, gli strilli, gli insulti, e le impiegate che hanno fatto? Non hanno chiuso lo sportello per problemi tecnici? Sto ancora aspettando che lo riaprano.


Un giovane ad un amico

Mamma ieri m'ha detto di andare a ritirare la pensione della nonna alle poste.
Una fila, le sedie occupate e gente in piedi, però tutto tranquillo, a un certo punto entra una vecchia di quelle col fazzoletto in testa che sembrano zingare, zoppa, col bastone e con gli occhi rossi di sangue che salta tutta la fila. Non ci ho visto più! Ho cominciato ad urlare,
- a vecchia ma che fretta c'hai! T'aspetta la cassa da morto? Mettiti in fila, e poi dicono questi giovani d'oggi!
Non t'hanno chiuso lo sportello queste impiegate del cazzo: Ancora sto aspettando che riaprano!

Dal parrucchiere

Sai, non esiste più religione!
La gente ha un arroganza,una presunzione, una maleducazione senza limiti.
Ieri alle poste ho assistito ad una scena incredibile.
A parte la gente che c'era, tutti a ritirare la pensione nello stesso momento, ma è mai possibile?
Poi tutti questi anziani, che fretta avranno? Pensano che glieli rubino questi quattro soldi che gli danno?
Va bè, adesso ti racconto.
Io ero seduta, e tutto sembrava tranquillo, a un certo punto tutti si girano da una parte, altri si alzano dalle sedie come in preda al panico, un chiasso che neanche allo stadio...
mi giro e non ti vedo una vecchia brutta, col fazzoletto il bastone e con la faccia cattiva, oh! più sono vecchie più sono cattive, che  passa davanti a tutti.
Vuoi sapere il risultato? Dopo questo casino hanno chiuso l'ufficio.
Cose dell'altro mondo.








domenica 19 aprile 2015

Sense no sense

Non è  per tutti comprendere il non senso della vita.
E' necessario viverne a pieno gli infiniti piccoli sensi di cui è composto.

Non è per l'uomo comprendere il senso della vita.
Se lo avesse è per opera di Qualcos'altro.

venerdì 10 aprile 2015

Tutto il ferro della torre Eiffel...continua a succedere....

...la stessa avventura, lo stesso spirito di Jim Hawkins dell'isola del tesoro,
ho trovato in Walter Benjamin  nel ricercare il passage de beresinas e la stessa ossessione di Achab sul suo Pequod ho trovato in Auerbach alla ricerca delle cose aurate dalle opere d'arte.
Tutto si collega in un grande mischiume di emozioni letterarie e si ricollegano al mio piccolo  "Tra libri" dove Dickens trova un naso avvolto in un cappotto che sono quelli di Gogol... e dove lo spirito di "per buoni lettori" del mio piccolo "per  buoni lettori" si palesa...
ah! l'avventura, è questa la mia avventura...

Il libro che ha cambiato la mia vita... no, no a me non è successo
a me è successo che un libro  ha cambiato il mio modo di leggere un libro...questo si
tutto il ferro della torre eiffel...questo è successo a me e continua a succeddere....

mercoledì 8 aprile 2015

Buco nero

Nel fantastico fulgore
uno scheggiato diamante
cattura la luce
aggrigliandola nel nero
all'infinito.
Ripetutamente rimpattata
in sghembi specchi
direzionati in spazi devianti, senza respiro...

nell' antispazio e nell'antimateria...

Per buoni lettori

Essere come diamanti a mille facce disuguali, 
scomporre la luce, 
proiettarla in casuali spazi indefiniti,
rafforzarne il calore e il suono, accelerarla nell'infinito,
aumentarne la forza d'impatto.
Allagare di luce il buio,
in un attimo senza tempo.
Dal bianco in rapidi colori a riformare il bianco.
Luce che rincorre e trasfigura la tenebra,
inesorabilmente.


Tra libri...

All'angolo della via, all'imbrunire, nella grigia foschia, in un 'atmosfera macabra, ombrosa, fumosa, Dickens si immedesimava nei suoi personaggi londinesi per assaporarne tutte le frustrazioni e scrutando il via vai lento di forme a testa bassa con cappello, mantello e cappotto scuri.
In uno di questi cappotti riconobbe un naso!


Trapezista

Anni ci mise per raggiungere quella perfezione, volteggiare a metri di altezza legato ad un filo, padrone del proprio corpo e domatore della propria anima...
ma perchè, 
perchè?! 
Niente giustifica niente.


Il mio Celine

Celine mi ha mostrato cosa c'è sotto le maschere di Pirandello.

Impressions

L'innata sensibilità e l'intima conoscenza del proprio e dell'altrui animo di concerto con l'irripetibile maestria nell'espressione dello scrivere fanno di Marcel Proust un eterno presente.

Infanzia viva

Trastullato dalla ninna nanna e dal dondolio della sua culla ne ottenne un appagamento così profondo che da grande volle fare il marinaio...per non dimenticare.

Sentite scuse

Quel quadro immaginario che nessuno ha mai dipinto io l'ho solo pensato!
Il soggetto è un barattolo di vetro trasparente più largo che alto con dentro tre fiori a gambo lungo verde, uno giallo uno rosso e uno blu e tre fiori con il gambo all'insù e petali neri sul fondo, tenuto sul palmo della mano destra da un pagliaccio che con l'indice della mano sinistra lo indica.
Il pagliaccio è sorridente con gli angoli della bocca che sfiorano le orecchie, la chioma vaporosa gialla, il naso a palla rosso, gli occhi circondati dal bianco e le labbra larghissime e rosse, pantaloni a palloncino con bretelle, blu, scarpe a padella e camicia gialla a pois multicolore e ci guarda.
Il tutto su sfondo bianco.
Appena l'opera verrà compiuta ed esposta probabilmente apparterrà ad una corrente tuttora inesistente, se ne celebreranno l'intensità emotiva, il simbolismo, l'estetica, il tratto...ma nessuno saprà mai che io l'ho solo immaginato...
Dopo qualche anno si troveranno i resti di quest'opera scritta, che non potranno essere datati, con grandi elucubrazioni analitiche l'opera pittorica, sarà attribuita a me, che non ho mai saputo disegnare, mi valorizzeranno post mortem e quel povero ma geniale pittore sarà dimenticato anzi non sarà mai stato conosciuto!
Per ciò faccio pubblicamente le mie  sentite scuse per dei meriti che non mi spettano.


Deduzione

Una zebra in Africa si sveglia e comincia a correre, non ne conosciamo il vero motivo, nessuno è mai riuscito a fermarla per chiederglielo, è sempre stata divorata prima da un leone.

Fruscio

Il forte vento gli scompigliava i capelli, gli faceva vibrare le guance, gli arrossava gli occhi, gli toglieva il respiro, per fortuna non doveva andare a nessun appuntamento, stava cadendo dal Ponte delle Torri!

Golem

Quel mattino vide che il suo cervello riposava sul suo comodino, non si scompose, andò comunque al lavoro e nessuno se ne accorse...
Giunse il 27 del mese e di soprassalto si preoccupò di rimettere il cervello al suo posto...doveva andare a ritirare lo stipendio!
Onorevole ecco la sua busta paga! Almeno riuscì a contare i suoi soldi.
Giunto a casa ripose il cervello sul comodino....


Santità

Qualcuno ci ha messo qui... e noi facciamolo ridere!

Giochi di parole

...la vita è sempre a prezzo pieno.

Prospettiva immobile

...non sempre la sua logica venne in suo favore, spesso lo annientò.

Prospettiva mobile

La felicità è una scheggia impazzita che vaga nell'universo, bisogna stare attenti perché spesso ci vola molto vicina e se ce ne accorgiamo possiamo stare un po' con lei...

Senza rivoluzione

...perché scegliere quando è molto più semplice obbedire?

Menzogna libertà

Trasferito in un carcere di massima sicurezza e vivendo molte ore al giorno con lo stesso secondino, non si riuscì più a distinguerli, così dopo 30 anni li mandarono in pensione insieme.

Trascorrere

L'acqua che scorre nel fiume non è mai la stessa, per provarlo ci mise un piede e la divise in due, si accorse all'improvviso di non essere neanche lui mai lo stesso...

Doppio Gioco

Spaventato dalla sua immagine riflessa nello specchio lo ruppe e si sgretolò con essa.

Cruda verità

Quella volta dal suo cilindro non tirò fuori il solito coniglio, ma la storia della sua vita...di soprassalto ributtò tutto dentro e chiuse il sipario!

Abitudine

Sognò di essere felice, fortunatamente si svegliò... purtroppo era sudato e stanco.

Un attimo in più

Costeggiando il fiume si sentì pedinato da qualcosa...era il suo destino, ma riuscì a seminarlo.

Siamo polvere

La principessa venne invitata in una casa di contadini e rifiutò di sedersi sul divano perché macchiato e usurato dal tempo e non degno della sua persona.
Marcellino il figlio più piccolo urlante e gioioso fece notare a tutti che ad imbrattare il cappellino della principessa c'era una cacca di piccione.

Abuso

Seduto al suo desco mangiò il suo primo piatto caldo dopo vent'anni di colonialismo Africano, dove magro e cachettico, pensò quotidianamente di perdere la vita;
dopo altri vent'anni, seduto al suo desco mangiò il suo ultimo piatto caldo prima di perdere la vita.
Per trasportarlo all'obitorio venne utilizzata una gru.


Genio tra le righe

Trasformato in un insetto non si perse d'animo, disdisse i suoi appuntamenti e andò a procacciarsi il cibo...se non ricordo male si chiamava Gregor...

Distrazione

Assorto nel silenzio venne infastidito dal ticchettio delle zampette di una formichina, irato si tolse le cuffie e riprese a farsi stordire dalla musica Teckno.

L'ovvio che stupisce

...piuttosto che morire preferì vivere.

Presa di coscienza

Col capo chino sul foglio, durante il primo compito assegnatogli dal padre , avvertì l'aura, stava per eternare la sua storia.
Si chiamava Giacomo, Leopardi Giacomo.

Attimi

In coda alle poste venne raggiunto da un proiettile vagante, ebbe solo il tempo di ammirarne la fumosa scia grigiastra

Destino

La zattera avvolta dai marosi dichiarò la sua fine, il naufrago immerso nel profondo contemplò felice l'abisso.

Impotenza

L'imperatore, pieno di sé, vide in basso la moltitudine acclamante, volse lo sguardo e un uccellino con una briciola in bocca lo fissò, l'imperatore annientato si lasciò cadere dalla balaustra.

Vita

Un uomo si alzò dal letto, si guardò un attimo intorno, compiaciuto tornò a letto e morì.



domenica 5 aprile 2015

Questo è l'uomo

Impegnato con sforzi immani
per costruirsi la morale,
la politica,
la cultura,
la sua più intima idea
fino ad arrivarne
alla completa distruzione
che ne è poi la parte principale

venerdì 3 aprile 2015

La solitudine di un poeta

tra eclissi ed estasi
ferma
impassibile
osservatrice assorta
di una fiammella dondolante
al di la di un vetro
la solitudine di un poeta
perpetua il trascorrere del tempo
rapita
dal sottile fumigare

martedì 24 marzo 2015

Tra il sogno e la finzione

In una stanza dall' altissimo soffitto di un biancore asettico
con un pavimento stretto
unico oggetto: un altissimo letto
che sfiora quasi il soffitto,
in basso una donna di spalle con i capelli lunghi e lisci,
affacciato dal letto vedo la donna
ma la vertigine si fa panico
temporeggio
mi accorgo che i materassi sul letto sono tantissimi
ed uno sopra l'altro
d'improvviso l'idea di buttarli uno ad uno sul pavimento
così da abbassare il letto e raggiungere la terra mi tranquillizza a tal punto
che mi rimetto a dormire
soddisfatto di aver risolto un bell'inganno...

lunedì 23 marzo 2015

Ossessione

attratto e consapevole
piacevolmente incapace di resistere

devo
devo

...
...

Fastidio

come stridore di ferraglia
si insinua penetrante
con secco attrito
e vibra scosse roventi
di odore amaro
la demenza collettiva
suono stridente arrugginito
insistente
perpetuo

domenica 22 marzo 2015

anima speranza

Dietro quella porta
che porta
nel fondo di un abisso
scende
con passi corti
e batte colpi
morta
inaspettatamente all'incontrario
sale
senza ostacoli di sorta
riporta
sulla soglia di quella porta
la speranza
risorta

disillusi
che la buona sorte
tenga chiuse
quelle porte

lunedì 9 febbraio 2015

Carpe Diem




...e poi
il sorriso di un bambino
ed un altro pensiero
vaga
smarrito
nel mondo dell'oblio.

giovedì 8 gennaio 2015

Leggendo Manganelli

 ...la parola ondeggia sull'altalena, vaga bizzarra e strafottente, elegiaca, epica, fugace, ricca e sinuosa, si libra attraversando l'aria  in andirivieni, si allunga e si accorcia come le onde sonore, afona, saltellante, frizzante e sfuggente, magnetica attrazione tra passato e futuro, eterna, senza successione, poetica prosa o poesia in prosa,  campanellata, scoppiettante, storica...
la parola in fasce, neonata, adolescente, matura, larga e stretta, gioiosa, libera, viva, indipendente...anarchica.
La parola che sgambetta felice...
che scardina si approfonda, mette radici caduche, respira...

Quello che cerco in un libro

...quello che cerco è un mentore che mi faccia vedere, a volte dietro una tenue tendina trasparente, quello che c'è dietro i colori, dietro il tempo, e che mi inganni  e consapevolmente mescoli sogno, finzione e realtà in un omogenato non più distinguibile nelle singole parti componenti...
cerco evasione ma con lo stretto cordone ombelicale che mi tenga saldamente legato al profondo e leggero quotidiano.